giovedì 21 agosto 2008

biografia

Mauro Focardi Nasce a Sanremo nel 1951. Il percorso artistico di Focardi inizia nel 1976. Nel 1980 scopre la vena satirica e umoristica collaborando con "Il Secolo XIX", dal 1991 pubblica i suoi lavori su vari giornali locali e partecipa al Salone Internazionale dell'Umorismo. "La produzione pittorica di Focardi vive un dualismo rigoroso e separato, da un lato le tele e i colori con le sue suggestive astrazioni, compenetrate da simboli e forme archetipe e dall' altro il pennino e le vignette dove l'ironia e' padrona e contatta in modo irriverente e sottile il quotidiano soppesandolo. Entrambe le sponde vissute appartengono allo stesso fiume, alla stessa anima, quella di un'artista in continuo equilibrio con se stesso". Focardi e' presente nella "Guida Arte della Provincia di Imperia" e nel "Repertorio degli artisti Liguri" a cura di Germano Berlingheli di Genova. Ha all'attivo numerose personali e collettive in Italia e estero.

1982

1982
studio in piazza dei Dolori

Sapore di mare

Sapore di mare

Totem

Totem

1985

E’ stato osservato come nell’attuale civiltà dell’immagine o della cosa, che dir si voglia, il tumultuoso riuso degli stili del passato (nell’arte come nelle manifestazioni della moda) solleciti un’estetica della mescolanza. Quest’estetica non appare peraltro soltanto riducibile alla “rivisitazione del museo” attuata dagli epigoni postmoderni delle avanguardie storiche. Di fatto, contro la persistenza di ogni tradizione linguistica, sembra non resti null’altro da fare che accettare l’inquietante evidenza di una definitiva rottura del legame che univa arte e tempo storico-sociale.
E’ una delle più palesi manifestazioni di questa inedita condizione, consiste nella coesistenza della nostra cultura di orientamenti, apparentemente passati ed inconciliabili, quando fondati sull’apporto delle tecnologie avanzate, quando calati invece in un assoluto antropologico.
Perciò non è casuale che oltre le superficiali, immediate suggestioni, esprima queste considerazioni a proposito della pittura di Focardi.
Anche le opere dell’artista sanremese, difficilmente archiviabili sotto una delle etichette pittoriche della contemporaneità, presentano difatti la medesima coincidenza di opposti. La stessa iniziale esperienza figurativa, basata su un impianto sintetico di forme e colori può dichiararsi neo-espressionista, o meglio neo-secessione, e al contempo venire filtrata da un poco consueto post-impressionismo, votato per una volta ad un’austerità monocroma. Quanto al campo astratto introdotto dai più recenti dipinti (in cui permane la matrice dinamica dell’astrattismo nostrano, quello di Carlo Belli, per intenderci), esso riesce a conciliare, come si è osservato, l’aniconico decorativo (di matrice orientaleggiante, in genere, ma, si potrebbe aggiungere, bizantina, ebraica o Kandiskijana) e il versante biologico, la regola della simmetria naturale e l’ispirazione surrealista, le suggestioni post-punk e il riconoscimento dei valori del selvaggio o dell’arcaico.

Liliana Ughetto

Disegnare una mappa dell’impero grande come l’impero è ancor più assurdo, quando l’impero è dentro di noi. Ma l’artista può suggerirne l’ampiezza incommensurabile dipingendone sul supporto finito le sue particelle costitutive. Le masoniti di Focardi nascono e si sviluppano proprio come opere aperte, dove molti dei brani che le costruiscono, appunto, non solo non vengono chiusi, ma si dispongono in modo da suggerire la potenziale espansione all’infinito della loro atmosfera vitale. Possono giustapporsi ad altri, purché non venga tradito l’equilibrio combinatorio; possono moltiplicarsi o sparire, regredire o gonfiarsi; possono troneggiare al centro della composizione o defilarsi ai margini del quadro; possono accentuare la loro parvenza plastica calcando le linee di contorno; oppure possono annullarsi nel magma vischioso di un colore caldo di aranciati e vermigli, anche quando la materia è consumata da momenti di graffitismo. Ma il dipinto partecipa comunque di una realtà più grande, come se ne fosse una selezionata campionatura.
Contro un sipario magico, che simula l’impressione di una profondità tanto praticabile quanto illusoria, si dispongono, in apparenza senza gerarchia alcuna, ideogrammi ricorrenti e microsistemi di segni: ora del tutto minimalisti, come le piccole flottiglie di pennellate gemelle; ora elementarmente strutturati, come gl’inserti a pettine; ora, perfino, riconoscibili in una fisicità che si direbbe appartenere alla storia, perché fiori e mezzelune paiono davvero alludere ai vasi di Morandi o alle angurie di Moreni. Anche i residui di figuratività, tuttavia, vengono filtrati e digeriti sia dal trasognamento cromatico, che tutto dissolve in dorata rifrangenza, sia da una tenace stilizzazione primitivistica che Focardi ha fatta propria meditando su quelle sculture negre che tiene numerose intorno a sé per alimentare la propria curiosità verso il volto allucinato del visibile. Da quei legni espressionisti Mauro ha derivato, certo, profili segaligni e residui antropomorfi; ma anche il gusto per l’iterazione di tratti minuscoli e paralleli, che corrispondono a scriminature e scarificazioni in maschere e statuine. E, soprattutto, qualche stimolo ulteriore per dar vita ai fantasmi suscitati da un tormento senza estasi, dall’ossessione femminile come dalla lacerazione della memoria. Da questo processo di decantazione cresce uno spazio fantastico e alternativo, un paesaggio lirico e cerebrale, che dalle plaghe del sogno sembra muovere ad ogni passo verso le selve dell’incubo.
Ma l’apparente ripudio della natura si nutre in realtà di una vigile coscienza dell’universo sensibile, corroborata da un impegno civile quotidiano e caparbio: non sarebbe così se il suo studio operoso non fosse affondato ai piedi di una torre romanica nel cuore di una Sanremo petrosa, dove i muri stillano lacrime di secoli e ogni tocco di pennello si confronta di necessità col mondo. Per questo Focardi sfoga con metodo un’impagabile vena di vignettistica satirico amaro e beffardo, dal segno pulito e forte. E per questo, sul principio degli anni ’80, ad attirare il suo percorso pittorico era una figurazione in cui corpi e luoghi erano vernicati par taches, con effetti di armonica ricercatezza ottica modulata poi in una sorta di espressionismo astratto non meno musicale; e, adesso, in una ricerca che recupera toni surrealisti e “brutalisti” con la matura consapevolezza della postmodernità. Ricordando, per analogia, l’arte dell’austriaco Fritz Hundertwasser. E rammentandoci che non si può affrontare il domani senza aver salvato dall’ecatombe qualche lacerto di forma: magari menomato e imperfetto, ma indispensabile a battere il tempo della nostra contemplazione libera e lirica.

Fulvio Cervini

Desiderio

Desiderio

Poesia di Pablo Neruda

CORPO DI DONNA...
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava. con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi tì ho forgiata come un'arma,
come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.
Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo dì donna mia, persisterò nella tua grazia.
La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore infinito.

Desiderio

Desiderio

Poesia di Pablo Neruda

Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiusa la bocca.
Siccome ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia con il silenzio tuo.

Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.
E sono felice, felice che non sia vero.

Movimento

Movimento

Natura

Natura
In questo guscio di ferro e cristallo,
con questa musica che apre il mio cuore
è bello restare immobile a guardare il mare
note danzanti sull’anima
accompagnano pensieri
leggeri s’arrampicano sul sentiero dell’Amore .
Mondi dentro..
caldi e lussuriosi
Mondi fuori..
stropicciati e stanchi
Orme di un uomo senza cammino .
Oggi non ho voglia di uscire…

Estate

Estate

A.Schopenhauer

Se percepiamo più facilmente l'idea nell'opera d'arte che nella contemplazione diretta della natura e della realtà, ciò si deve al fatto che l'artista, il quale non si fissa che nell'idea e non volge più l'occhio alla realtà, riproduce anche nell'opera d'arte l'idea pura, distaccata dalla realtà e libera da tutte le contingenze che potrebbero turbarla.
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

Arte in centro - xxmiglia -anno 2000

Arte in centro - xxmiglia -anno 2000

Poesia di Garcia Lorca

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio:
temo che il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche' parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

Cercandoti

Cercandoti

23 novembre 2008 - Ciao Enrico

Per noi gente dal respiro di salsedine, il mare è l’unica certezza del nuovo giorno.

Spesso lo si ignora, ma sappiamo che lui è lì pronto ad ascoltare i nostri pensieri, a

riempire i nostri occhi dei suoi colori.

Tu Amico mio, sei stato per tante persone e per me questo Mare.

Il Mare che un giorno dopo l’altro,senza mai fermarsi, ha accarezzato spiagge di ogni colore, superato scogli , avvolto nelle le sue onde i cuori di chiunque si immergesse in Te.

Oggi…in questo ultimo saluto mi accorgo, e spero tanti altri, del vuoto immenso che lascerai, ma come il mare le tue onde continueranno a vivere per sempre dentro di noi .

Grazie Enrico di averci donato tanto Amore.

vivere

vivere

sguardi

Ho ascoltato le foglie che si raccontavano al vento, guardato un cielo azzurro tra le nuvole veloci,

ho camminato tra cattedrali di morte, vestite da tristi fiori di plastica, ho visto il silenzio in quegli sguardi immobili...

poi ho sentito il profumo dell'erba, del mare, il rumore dei miei passi...e le note della vita son tornate a suonare.

Occhi

Vorrei che i tuoi occhi mi leggessero L’anima

Ogni pagina, ogni virgola spiegata.

Trasparente al sole

come tessuto d’estate su passi sensuali di Donna.

Occhi sui sentieri nascosti

Occhi che accendano il buio

Occhi dove guardare senza paura

dove le parole tacciono

e con un solo battito di ciglia

come ali di gabbiano saper già dove volare.

Vorrei i tuoi occhi…

per Vivere ancora.

mattino

Silenziosi sogni,

emozioni nascoste vomitate da memorie ubriache.

Viaggi senza note, evaporati nel mattino mentre gorgheggi di caffè s’affacciano al giorno.

Come foto in bianco e nero

stropicciate immagini masticate dal tempo si dissolvono nel risveglio dei pensieri .



23 settembre 2009

Ho camminato accanto a te.
Donna dai capelli di ragazza,
nella tua gioia e nella tristezza,
nel mio non capire.
Ora sei volata via silenziosa come una farfalla,
una farfalla che non vedrò più.
Un lampo ha spento il tuo cuore triste
e nei miei occhi, indelebile è rimasto il tuo muto dolore.
Ti ho abbracciato nel tuo corpo freddo,
vuota crisalide della solitaria morte.
Ti ho abbracciato nella cenere calda
ed ho sentito quanto Amore mi ha legato a Te.

Amore

Lente onde come pensieri si rincorrono.
Son nella musica di questo mare silenzioso che la morte ti ha rubato.
Rubato il sole, l’aria , l’Amore a volte negato.
Ho perso la musica dei tuoi passi,
i tuoi silenzi, i sorrisi.
Non leggerò più i pensieri che i tuoi occhi raccontavano.
Non sentirò più la tua mano,

implorante abbraccio tra le mie dita.
Ora la mia ombra è incerta e sola su questa spiaggia...
Quanti colori ha l’Amore… solo ora l’ho capito!

Irreale

Irreale

la soglia

la soglia

Prigioniero

Prigioniero

Silenzi

Silenzi

Solitudini

Solitudini